Venezia ore 8.00 - Il cielo dell'aeroporto è grande come sempre, azzurro e immenso come piace a me. Ho chiuso gli occhi e ho lasciato passare tutto: la coda, i controlli, le forbici dalla punta arrotondata che mi hanno trovato nel bagaglio a mano e fatto togliere, che non si sa mai che le usi per dirottare l'aereo al grido di "questo è un Art Attack!"..il corridoio bastardo per arrivare alla cabina, quello dove rischiano sempre tutti di ammazzarsi perchè sembra in discesa mentre in realtà ha cambi di pendenza improvvisi assassini. L'assistente di volo italiano che fa le battutine, il pilota che giocherella con i comandi mentre le persone salgono, ricordi sparsi delle ultime 20 ore. Non l'ho neanche guardata in faccia la valle, quando me ne sono andata. L'ultimo cappuccino, i primi occhi a mandorla.

Roma ore 11.30 - l'aeroporto di Fiumicino non mi piace. Ha le sedie di ferro e le piastrelle fredde, niente moquette o almeno un po' di legno, uffa, a me piace sedermi per terra. Tento di entrare nel fantastico mondo di internet, senza successo. Gli annunci incomprensibili dell'aeroporto mi hanno rotto, mi attacco al lettore e i kemuri risolvono il problema. E' ora. Altro corridoio bastardo, chi arriva per primo senza cadere vince.

Luogo indefinito a 11125m, ora sconosciuta - sto veramente andando a Tokyo. Ho sollevato i piedi dall'Italia e quando li riappoggerò a terra sarà lì, in quel luogo che da anni infesta i miei pensieri..nota positiva, le mie preghiere a qualsiasi dio fosse stato in ascolto sono state esaudite e non mi trovo vicino a un romano casinista e rompiballe (sia ben chiaro che non ho niente contro i romani, ma un qualsiasi italiano avrebbe rovinato l'atmosfera), bensì ad una lovely coppia giapponese con cui ho avuto la mia prima conversazione faccia  faccia. Lui mi ha chiesto in inglese se andavo in Giappone in vacanza e io ho risposto in giapponese che ci andavo per studiare la lingua, non vi dico il salto di sorpresa che hanno fatto quando mi hanno sentita parlare il loro idioma..impagabile. E così mi sono beccata il mio primo (e immeritato) "上手ですね!" jouzu desu ne.
La città che stiamo sorvolando in questo momento si chiama Dnepropetrovsk, mi ci sono voluti circa 7 giri di schermate per riuscire a leggere tutto il nome.
La signora Giapponese seduta vicino a me è un idolo. Si è già bevuta due bicchieri di vino bianco, mentre il marito sorseggiava tranquillo il suo succo d'arancia. Adesso sta mangiando contemporaneamente il cono gelato e il cubetto di parmigiano, dando un morso prima ad uno e poi all'altro..la adoro. Mi ha chiesto se mi piaceva il cibo giapponese e le ho risposto tantissimo, allora tutta contenta ha voluto sapere quale piatto mi piaceva. Io ho iniziato a stilarle una lista di cose che ci mancava poco che gliele mettessi anche in ordine alfabetico, e lei ripeteva tutto quello che dicevo al marito con un sorriso da un'orecchio all'altro, che cara. Le ho chiesto che cibi italiani le piacevano e ha risposto "pizza".
Comunque, è troppo bello viaggiare con i giapponesi. Cadono in catalessi 1 minuto e 2 secondi dopo essersi seduti, e comunque che siano svegli o no non si sente volare una mosca (dai che forse stavolta mi risparmio gli stupidi applausi all'atterraggio..). Li guardi e sono tutti in posizioni compostissime, con le braccia conserte o le mani appoggiate una sopra l'altra sulle gambe, Cuscino avvolgente per non cadere di lato. Delle bamboline. Io invece sembra che mi stia allenando per diventare contorsionista dai numeri che sto facendo per trovare una posizione vagamente comoda.
A parte questo, indignazione massima per il cibo che ho appena ingerito, siamo IL PAESE del cibo e sui nostri aerei si mangia di merda.
Da sopra la vostra testa è tutto, restituisco la linea allo studio e comincio a cercare un modo per passare queste 12 ore, visto che la mia alcolizzata vicina di posto è di nuovo in modalità "morte apparente".
Maaah, chissà se Tokyo lo sa, che sto arrivando..
See you on the other side.

2 rockers:

  1. Oddio, quindi gli applausi all'atterraggio non sono una leggenda urbana ?
    Sempre evitati, per mia grande fortuna. :)

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    1. Mi è capitato di assistervi un paio di volte e ho sempre fatto finta di essere di un'altra nazione :D

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